Bufale: resistono le Fake News. Per ora il Debunking fa solo danni…

Donald Trump e le fake news

Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab, ha condotto uno studio sulle bufale online, scoprendo che il debunking non funziona e fa reagire gli utenti nel senso opposto a quello sperato.

Da tempo ci siamo resi conto di quanto sia facile fare disinformazione su Internet, soprattutto sui Social Network: la maggior parte degli utenti crede a ciò che legge senza verificare le fonti. Diversi giganti, come Google e Facebook, Mozilla, Wikipedia e Twitter si stanno muovendo per porre rimedio a questo sgradevole fenomeno che, secondo alcuni commentatori, avrebbe preparato il terreno per l’elezione del repubblicano Donald Trump: la diffusione di news infondate avrebbe contribuito a polarizzare gli utenti in due schieramenti contrapposti.

Walter Quattrociocchi, coordinatore del CSSLab dell’Imt Alti Studi di Lucca, ha condotto un’indagine con il suo gruppo di ricerca – quasi interamente italiano – sulle fake news, le bufale che girano in rete.
Analizzando i post e le interazioni di 54 milioni di utenti americani in 5 anni, tra il 2010 e il 2014, il team ha approfondito la diffusione delle informazioni, sia reali sia infondate, imprecise e ricche di cospirazionismo.
Lo studio ha confermato la già nota cassa di risonanza delle informazioni digitali, con gli utenti che, trovando conferma ai propri pregiudizi, non riescono a evitarle, e ha analizzato gli effetti collaterali del debunking – in italiano demistificatore o disingannatore –, intendendo con questo termine la pratica di smascherare ciarlatanerie, bufale, affermazioni false, esagerate, antiscientifiche, dubbie o pretenziose.
L’indagine ha verificato il modo in cui gli utenti hanno interagito con 50.220 post circolati su 83 pagine Facebook di carattere scientifico, 330 pagine “complottiste” e 66 pagine dedicate proprio al debunking: al centro dello studio il comportamento degli utenti, i loro commenti e le loro reazioni.

Notizie False

Gli sforzi del debunking tradizionale sembrano del tutto vani. Se un utente no vax legge un articolo scientifico che dimostra con dati e numeri la tesi secondo la quale il vaccino non provoca l’autismo, non solo non cambia opinione, ma inizia anche a considerare la notizia vera come l’ennesima prova di un complotto organizzato da enti superiori per screditare la libera informazione. In tutta risposta, per rafforzare la propria tesi, l’utente posterà fake news senza tregua.

Rimane da capire come si sia arrivati a questo punto. Gli utenti medi non riescono a convincersi dell’inesattezza delle proprie fonti, nemmeno di fronte a dati scientifici e verificabili. Secondo questo studio il successo delle bufale dipende da diversi fattori: la sfiducia delle persone nelle istituzioni, l’analfabetismo funzionale sempre più diffuso in Occidente, i pregiudizi. Contro questi fattori, sostengono gli scienziati italiani Fabiana Zollo, Alessandro Bessi, Michela Del Vicario, Antonio Scala e Guido Caldarelli e i colleghi israeliani Louis Shekhtman e Shlomo Havlin, le campagne di debunking e le soluzioni algoritmiche non servono a molto. Almeno per ora.