Come Google, Facebook, Twitter e Microsoft combattono il Terrorismo

come google, facebook, twitter e microsoft combattono il terrorismo

La propaganda online del Terrorismo è da tempo nel mirino dei big del settore: ecco come Facebook, Google, Twitter e Microsoft combattono questa guerra.

Il terrorismo si combatte anche sui social: lo Stato Islamico, come le grandi dittature della storia, ha ben compreso l’importanza di questi nuovi media per la propaganda.
Ogni giorno in rete sono molteplici i tweet, i post, i video e gli hashtag del terrore; per questo è diventato sempre più importante che la guerra al terrorismo venga combattuta anche sui social network.

I big della rete hanno delle grandi responsabilità. Proprio per questo motivo lo scorso anno Google, Facebook, Twitter e Microsoft si sono unite nel Global Internet Forum to Counter Terrorism (GIFCT), il cui obiettivo è quello di identificare e impedire, o almeno rendere difficile, ai membri dell’ISIS l’accesso alle piattaforme di condivisione online.

Approfondimento: “L’ISIS e il Marketing del terrore”

Monitoraggio sui Social

La prima difesa è il monitoraggio dei post sui social. I numeri sono davvero impressionanti: ogni minuto vengono inviati su Facebook 510.000 commenti e 136.000 immagini, Twitter raccoglie 350.000 commenti e YouTube riceve oltre 300 ore di video! Come fare per monitorarli tutti? L’intelligenza artificiale viene in nostro soccorso: ad esempio Facebook controlla le somiglianze tra le foto pubblicate con altre etichettate come “propaganda terroristica”, YouTube invece blocca in automatico il video con contenuti violenti ed estremisti.

Se sei interessato leggi anche: “Come la Mafia utilizza i social network”

L’impronta digitale contro il terrorismo

In rete è molto semplice creare profili fake. Gli esperti del GIFCT identificano i possibili terroristi tramite l’analisi del fingerprint, una specie di impronta digitale che ogni computer collegato in rete possiede: indirizzo IP, sistema operativo, codifica dei caratteri, componenti hardware… Tutti questi dati vengono codificati in una sequenza univoca denominata hash.

Da Giugno 2017 ad oggi, il gruppo ha bloccato oltre 88.000 hash e conta di arrivare entro la fine dell’anno a 100.000. YouTube da solo, nella seconda metà dell’anno, ha rimosso 150.000 video di propaganda entro due ore dalla pubblicazione.

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Non è tutto ora quel che luccica. Le contromisure del terrorismo per aggirare le tecnologie dei Big sono molto semplici e, purtroppo, funzionano. Un esempio è l’outlinking: i contenuti di propaganda non sono pubblicati direttamente sui social, si postano link innocui che rimandano a piccole piattaforme, meno conosciute e quindi meno controllate.

Il boomerang Privacy

Il media preferito dagli esponenti dell’ISIS sembrano essere le app di Instant Messaging: Telegram è molto utilizzato nella propaganda del terrore, grazie al sistema di criptazione dei messaggi che evita l’intercettazione.

I falsi positivi e gli errori nella lotta al terrorismo

Un grande problema nella lotta informatica al terrore riguarda i falsi positivi, ovvero la gestione delle pubblicazioni di chi combatte i terroristi in prima linea. Lo scorso anno, l’intelligenza artificiale di YouTube ha eliminato tantissimi video che documentavano le violenze in Siria da parte di media locali e ONG. Purtroppo molti di questi erano pubblicati in diretta e, senza un archivio digitale, sono andati perduti in maniera definitiva.

La guerra online al terrorismo è molto complessa ed è appena iniziata…

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