Emoji: storia, numeri e curiosità del linguaggio universale del nuovo millennio 🤔

emoji lingua mondiale

Ogni giorno ci aiutano a comunicare le nostre emozioni online e a evitare fraintendimenti: sono le Emoji, i simboli pittografici entrati nel nostro lessico quotidiano. La loro qualità? Quella di essere immediate, pervasive e metaforiche. È anche per questo se se ne scambiano 6 miliardi al giorno.

Breve storia degli Emoji

Ogni giorno ci aiutano a comunicare le nostre emozioni online e a evitare fraintendimenti: sono le Emoji, i simboli pittografici entrati di diritto nelle nostre email, negli SMS, nelle chat e, soprattutto, nelle conversazioni su WhatsApp. Pochi sanno che le Emoji sono nate in Giappone alla fine degli anni ’90: la prima fu creata da Shigetaka Kurita tra il 1998 e il 1999. Composto da circa 172 simboli pittografici da 12 pixel per lato, il primo set fu utilizzato nel sistema nipponico i-mode, una primordiale piattaforma web progettata per collegare i telefoni cellulari a internet.

shigetaka kurita padre emoji

Shigetaka Kurita padre degli Emoji


L’ispirazione nasce dai manga, dai caratteri cinesi e dai segnali stradali. La parola emoji è il risultato della crasi di due parole giapponesi che significano «immagine» e «carattere scritto».
Nel 1997, dopo essersi reso conto dell’uso crescente sul web delle “faccine” (o “smiley”), il venticinquenne francese Nicolas Loufrani  creò un dizionario di icone realizzate con i segni di punteggiatura. 


Il linguaggio degli Emoticon e delle Emoji è quello che è cresciuto più velocemente nella storia. Dopo le prime icone ideate da Kurita, l’introduzione della tastiera con le icone sui dispositivi Apple ha decretato il loro successo: oggi gli utenti possono scegliere tra oltre 1.800 immagini. Nel 2015, l’Emoji della faccia che ride è stata eletta parola dell’anno dall’Oxford Dictionary: oggi è l’Emoji più utilizzata al mondo.

emoji come parola dell'anno 2015

Il curioso caso del libro “Emoji Dick”: la traduzione in Emoji di “Moby Dick”

Correva l’anno 2010, quando il programmatore americano Fred Benenson tradusse il grande classico della letteratura “Moby Dick” di Herman Melville nel linguaggio delle Emoji. Lungimirante e controcorrente, questa iniziativa era destinata a lasciare il segno: nel 2010, le Emoji non erano ancora diffuse in Occidente; solo tre anni dopo “Emoji Dick”,  questo il titolo del libro di Benenson, sarebbe entrato nella Biblioteca del Congresso di Washington.

Emoji Dick

Emoji Dick, Moby Dick tradotto in Emoji da Fred Benenson nel 2010

Con il passare del tempo, le Emoji sono diventate quasi 2 mila: oggi sono supervisionate e controllate dal Consortium Unicode, l’organizzazione di cui fanno parte anche Apple e Google.

Emoji nel Mondo: i numeri di una lingua universale

Le Emoji sono diventate una lingua universale. Su Internet si collegano oltre 3 miliardi di persone, il 75% delle quali accede da un dispositivo mobile (ideale per lo scambio delle Emoji).

L’inglese viene utilizzato da 1 miliardo e mezzo di persone; le Emoji scambiate ogni giorno sui servizi di messaggistica, chat, social network ed email sono 6 miliardi.

Negli USA le Emoji sono finite addirittura su un cartellone pubblicitario. Nel Luglio 2017 è uscito negli States il film “Emoji – The Movie”. Anche le celebrità di Hollywood hanno intuito la portata di questo nuovo linguaggio e hanno iniziato a investire nella realizzazione di Emoji a loro immagine e somiglianza. Snapchat, Instagram, Social di tendenza confezionano icone su misura per gli utenti più popolari.

Emoji The Movie

Locandina del film “Emoji The Movie”, in uscita in Italia a Settembre

Emoji nel Mondo: diventeranno un linguaggio universale basato sugli ideogrammi?

«Un linguaggio ha bisogno di una grammatica condivisa e le Emoji che usiamo oggi ancora non ce l’hanno. Sono perfetti come complemento o contrappunto alle nostre frasi, funzionano come il linguaggio del corpo nelle conversazioni a voce», afferma Vyvyan Evans, linguista cognitivo ed esperto di comunicazione che in Inghilterra ha pubblicato il saggio “Emoji Code”.
Michael O’ Mara, editore, mette in relazione le emo-icone con l’evoluzione del linguaggio umano. «Anche le Emoji si evolvono – osserva -. In futuro potrebbero diventare un linguaggio che non ha bisogno di appoggiarsi alle parole e che si basa su strutture autosufficienti. Un esempio è quello dei libri come “Emoji Dick”, la trasposizione della “Bibbia” e “Alice nel Paese delle Meraviglie”, che hanno elaborato grammatiche specifiche. Ma si tratta di esperimenti».

Emoji Code di Vyvyan Evans

“Emoji Code” il saggio di Vyvyan Evans

Le Emoji diventeranno un linguaggio basato sugli ideogrammi? È presto per dirlo, anche se queste famose icone possono assumere significati ambigui come le lingue attuali. Pensate ai doppi sensi utilizzati con la pesca, la melanzana, il pugno…
«Le Emoji sono mezzi di comunicazione potenti – sostiene Evans -. Molto più degli Emoticon, i loro predecessori, formati da caratteri tipografici (come il classico “smile”). L’ambiguità dipende dalle piattaforme: una faccia che parte con una smorfia divertita da un iPhone arriva, digrignando i denti, su un dispositivo Android. Una Emoji può essere legata anche al contesto. L’icona di una bomba assume un significato diverso se è legata all’annuncio di un party o all’indirizzo di una scuola elementare».

Emoji nel mondo: paese che vai, Emoji che trovi

Diffuse in tutto il mondo, le Emoji rispecchiano la cultura e i valori del Paese che le utilizza e non è raro che se ne creino delle versioni ad hoc.
Nei Paesi islamici sono state create delle Emoji con chador e hijab, i tradizionali veli femminili.

Emoji nel mondo: Burqa

In Sudamerica, in particolare in Brasile, Argentina e Colombia, l’Emoji più utilizzata è la nota musicale; in Germania e in Australia dilaga il pollice alzato; in Italia stravince il cuore con le stelle.

Emoji nel mondo: classifica di diffusione

Il fatto che le Emoji nel mondo non siano tutte uguali lascia il fianco a curiosi qui pro quo e a fraintendimenti tra le diverse culture. Il caso più emblematico è quello delle mani giunte con i raggi sullo sfondo: ispirato alla cultura giapponese, non indica la preghiera, ma un gesto di ringraziamento e, infatti, significa “grazie”. La faccina con la bocca simile a una parentesi graffa, utilizzata sui social network da molte ragazze, non è la stilizzazione di un bacio, ma di un fischio.

Emoticon ed Emoji: le differenze

I termini “Emoticon” ed “Emoji” sono spesso utilizzati come sinonimi, ma non sono la stessa cosa.

Per capirne le differenze, ricostruiamo le origini e il significato degli Emoticon. Con questo termine si intende la rappresentazione tipografica di un viso, al quale è affidato il compito di esprimere un’emozione sul display. L’emoticon è il risultato della combinazione di segni di punteggiatura differenti; la faccina che ride è realizzata, ad esempio, con i due punti e una parentesi, ovvero così: “:)”

Sembra che la nascita degli Emoticon risalga al 1982, anno in cui l’informatico Scott Fahlman suggerì di utilizzare “:-)” e “:-(” per distinguere, nel sistema di messaggistica della Carnegie Mellon University, le battute dalle affermazioni. Il nome originale è “Emotion icon”, da cui deriva Emoticon.

Il termine Emoji deriva, invece, da “e” + “moji”, il cui significato letterale è “pittogramma”. Le Emoji sono vere e proprie immagini che il computer tratta come lettere di una lingua non occidentale, alla stregua dei segni grafici cinesi o giapponesi, che necessitano di essere codificati. Non vengono realizzate con i segni di punteggiatura.

Non sono Emoji gli adesivi che stanno prendendo sempre più piede sui Social Network: questi ultimi sono, infatti, sviluppati per essere compatibili solo con quel preciso sistema.

Le kaomoji: che cosa sono?

Conosciute anche con il nome di Emoticon giapponesi, le Kaomoji sono un misto di caratteri e punteggiatura (come le Emoticon), combinati graficamente per mettere in risalto alcuni aspetti del volto rispetto ad altri. Questo è un esempio: (◕‿◕)

Gli Emoji in tribunale?

Incredibile ma vero: le Emoji sono finite pure in Tribunale. Negli USA un giudice ha scelto di non procedere contro un uomo che su Facebook aveva postato delle pistole puntate alla testa di un poliziotto. In Francia un uomo è stato condannato a 3 mesi di carcere per aver inviato l’Emoji della pistola alla sua ex fidanzata.
La “pesca-sedere”, come è stata soprannominata, è stata ridisegnata da Apple in maniera meno equivoca, mentre il revolver è diventato una pistola ad acqua.

Emoji Pesca Apple

Alla fine sono gli utenti a creare i significati nell’uso quotidiano. «L’evoluzione delle Emoji come linguaggio è legata alla tecnologia – afferma il linguista inglese -. Oggi possono sottolineare un concetto oppure cambiare il senso di una frase. Le icone animate del prossimo futuro saranno, invece, in grado di esprimere una molteplicità di significati». 

Se le parole possono essere armi, maschere e pietre, che cosa potrà mai diventare un’Emoji?

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