Il caso di Chiara Ferragni e la fine dell’Influencer Marketing?

Chiara Ferragni

Chiara Ferragni, nota Influencer e Fashion Blogger, ha iniziato ad utilizzare gli hashtag per segnalare la pubblicità nei suoi post, ammettendo che i suoi scatti nascondono accordi con brand e aziende. È un segno della crisi dell’Influencer Marketing?

Nell’era del Digital la pubblicità classica ha ovviamente subito un forte decremento, e funziona sempre meno. Le aziende, negli ultimi tempi, preferiscono investire nell’Influencer Marketing, in personaggi come Chiara Ferragni, che hanno fama e “credibilità” sul web facendoli diventare testimonial del prodotto nei post su Instagram o sugli altri social (Facebook, Twitter…), il più delle volte senza che questo sia segnalato come pubblicità. Per un grande Brand, questo sistema, risulta più conveniente in termini economici, ma soprattutto più performante.
Questa nuova branca del marketing funziona bene, e non esiste ancora una vera e propria legislazione in merito. Proprio questa questione mette in allarme gli apparati, in primis Antitrust e Agicom, che si muovono ancora con un approccio molto vecchio dal punto di vista pubblicitario. Fondamentalmente non è una pubblicità occulta come qualcuno pensa; il target di riferimento, ovvero i più giovani e i millennial, sa benissimo che si tratta di pubblicità.

Belen influencer

Notizia di questi giorni è che Chiara Ferragni, nota Influencer e Fashion Blogger (leggi l’approfondimento sulla sua storia qui), ha ammesso di essere un mezzo pubblicitario per alcuni Brand. I suoi scatti non sono solo sulla sua vita quotidiana, ma molti sono studiati ad hoc e venduti a clienti precisi.
Forse è un piccolo passo verso la fine dell’Influencer Marketing, dato che dall’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria (Iap) è in arrivo una stretta nei confronti della pubblicità “occulta” sui social. L’idea è di mettere un freno a tutto ciò; non c’è nulla di male ad essere testimonial di un marchio, il problema è non rendere pubblica la connessione economica tra Brand e Influencer.

Chiara Ferragni: i segreti del suo successo

Negli Stati Uniti lo scorso anno,  è intervenuta la Federal Trade Commission, sancendo a tutela degli utenti un principio spesso dimenticato: “Qualora sia presente una connessione finanziaria tra l’influencer e l’azienda, il pubblico ha il diritto di essere a conoscenza di questa relazione”.
In Inghilterra si è mossa l’Asa, ottenendo che i contenuti pubblicitari fossero segnalati con l’hashtag #ad o #advertising. Questo ha messo in fuorigioco la pubblicità nascosta dagli influencer. Spiega Camilla Giannecchini, avvocato milanese che lavora a Londra per una compagnia digital: “Native advertising e pubblicità sui social sono molto insidiosi perché spesso sono talmente ben mascherati nel contenuto in cui vengono inseriti che il consumatore medio non se ne accorge. Ma, ovviamente, anche se non viene percepito come pubblicità, il messaggio raggiunge il suo scopo”.

Chiara Ferragni ha anticipato i cambiamenti in Italia: in alcuni scatti è comparso l’hashtag #ad per chiarire che si tratta di pubblicità. L’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria vuole dare un segnale forte all’intero movimento. Il codice di autodisciplina però non è vincolante; tuttavia le aziende sono ormai consapevoli che, per la propria reputazione, è spesso più pericolosa una cattiva pubblicità che una sonora multa.

Chiara Ferragni e l'hashtag #AD

Senza alcun intervento normativo le authority italiane hanno le mani legate anche perché la digital chart di Iap non fornisce indicazioni rilevanti, ma serve piuttosto a fare una ricognizione della situazione: “Il fine promozionale del commento o dell’opinione espressa da celebrity/influencer/blogger, qualora non sia già chiaramente riconoscibile dal contesto, deve essere reso noto all’utente con mezzi idonei”.

La fine dell’Influencer Marketing? Staremo a vedere…