L’Isis e il Marketing del terrore

L’Isis e il marketing del terrore

L’Isis e il Marketing del Terrore: dalle caverne dell’Afghanistan agli Studios dell’Isis, dai filmati di Bin Laden agli show degli Jihadisti 2.0. L’evoluzione della Jihad passa da una strategia mediatica che punta a presentare un’altra realtà. Analisi di una guerra di mercato, camuffata da guerra santa…

Il terrorismo dell‘Isis è diverso da quello a cui Al Qaeda ci aveva abituato, e non serve un occhio esperto per capirlo. Pensate ai video, girati con tecniche cinematografiche in stile hollywoodiano e con effetti speciali degni del miglior colossal americano, pubblicati sulle principali piattaforme web e diffusi su tutti i social network. A un primo impatto sembra che il fine sia lo stesso, con una differente operatività: nulla di più errato! Come dichiara Bruno Ballardini, autore del libro “Isis, il marketing dell’Apocalisse”, la differenza è a livello strategico.

Anni fa al-Qaeda imparò da un giovane professionista californiano, Adam Gadahn, la tecnica del chroma key, utile a impedire il riconoscimento dei luoghi in cui erano ambientati i videomessaggi di Bin Laden. Nel caso del Califfato bisogna dire che i video hanno funzionato molto bene come propaganda perché hanno dato un’immagine vincente dello Stato Islamico.

Ballardini afferma che la guerra con l’Isis non è solo politica e sociale, ma anche di marketing. I due competitor, Occidente e Stato Islamico, lottano per il predominio del mercato. Le armi e il terreno di scontro  sono quelli tipici del marketing, dalla tattica alla strategia. La fetta di mercato che i due competitor vogliono conquistare è la zona grigia a metà tra Occidente e Islam, quella degli immigrati musulmani nei paesi occidentali e delle seconde generazioni. Il target è a metà tra i due mondi e, proprio per questo motivo, è più facile da plagiare con i “valori” del Califfato.

Il marketing dell'Isis

Il Marketing Politico dell’Isis

Si può parlare di Marketing Politico dell’Isis (e anche dell’Occidente) perché diffonde i valori tipici del Novecento, ovvero l’enfatizzazione del proprio mondo, come unico possibile. È evidente che, tanto l’Occidente quanto il Califfato, negano all’avversario qualsiasi ragione d’esistere.

Il Marketing Commerciale dell’Isis

Si può definire Marketing Commerciale quello dell’Isis perché vende effettivamente un prodotto, seppur culturale, al target di riferimento facendo leva sui vantaggi a discapito del competitor. Le tecniche comunicative sono le più moderne, come lo Storytelling strumentale.

Nonostante le Crociate appartengano al lontano passato, l’Isis utilizza il termine “crociati” nei video di propaganda, richiamando alla mente un’altra epoca e utilizzando una parola che nel lessico ordinario arabo non esiste (è un neologismo che è stato inventato nell”800). È la dimostrazione di come l’evoluzione della Jihad passi da una strategia mediatica che punta a presentare un’altra realtà. Una guerra di mercato, camuffata da guerra santa…

Approfondimento: “Come la Mafia utilizza i Social Network”

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