Native Advertising: il successo degli annunci online che generano il 40% di clic in più

Che cos’è il Native Advertising? A cosa è dovuto il suo successo? È vero che gli annunci nativi generano il 40% di click in più rispetto a quelli tradizionali? Perché?

Native Advertising: il nocciolo della questione

Il primo passo per comprendere la portata del Native Advertising è quello di partire dal nocciolo della questione, che, da almeno mezzo secolo, è sempre lo stesso: come diceva negli anni ’60 uno dei grandi pubblicitari della Boom Economy, Howard Luck Gossage , “nessuno legge gli annunci pubblicitari. La gente legge quello che le interessa e, a volte, è una pubblicità”. Già molto prima dell’avvento di internet era chiaro come servissero delle soluzioni alternative a quelle invasive e come lo studio di formati sempre più coinvolgenti sarebbe diventato nel tempo uno dei principi fondanti della pubblicità.

Native Advertising: che cos’è e come funziona

Il secondo passo per comprendere a pieno il successo del Native Advertising è quello di ricostruirne la definizione. E non vi è definizione migliore di quella proposta dal Native Advertising Institute, un vero e proprio punto di riferimento del settore. Secondo l’osservatorio americano, con questa espressione si intende una pubblicità a pagamento in cui tutto, dalla forma allo stile, è coerente e omogeneo con i contenuti del media che ospita l’annuncio. Il vantaggio è presto detto: agli occhi dell’utente la pubblicità apparirà come una parte integrante della pagina web, in una perfetta soluzione di continuità. Allo stesso tempo, le ricerche effettuate dai vari istituti hanno dimostrato come la trasparenza porti grandi benefici: se la sponsorizzazione è dichiarata e se l’annuncio è firmato dal brand, il tasso di conversione risulterà maggiore. Sembra un paradosso, ma gli utenti prediligono gli annunci a pagamento che si inseriscono armoniosamente nel contesto e che, allo stesso tempo, sono chiaramente identificabili.

In un’epoca in cui App e browser fanno a gara a chi offre i migliore servizi di ad-block, il Native Advertising sembra convincere utenti ed editori. Non è una novità: già nel 2016, la piattaforma OneRun di You.Appi rilevava come gli annunci nativi generassero il 30-40% di click in più rispetto ai classici banner e garantissero un tasso di conversione pari al doppio di quello promesso dagli annunci digital tradizionali.

Native Advertising e Content Marketing: binomio vincente

Nell’era dello storytelling, gli utenti sono sempre più abituati a lasciarsi sedurre dalle storie coinvolgenti e dai contenuti originali e di qualità. È in questo contesto che si inserisce il Content Marketing; grazie alla loro capacità di intrattenere, informare e trasmettere i valori fondanti di un’impresa, i contenuti sono sempre più in grado di rafforzare il rapporto tra i potenziali clienti e il brand di riferimento. Non è un caso se una delle tipologie più apprezzate del Native Advertising è la cosiddetta “In-feed Unit”, una pubblicità nativa che prevede la creazione di contenuti, siano essi audio, video o testuali, studiati ad hoc per inserirsi in armonia all’interno del contenitore. Un altro esempio di Native Advertising basato sulla redazione di contenuti avvincenti è conosciuto con il nome di “Recommendation Widget”: in questo caso l’annuncio è inserito subito sotto al contenuto principale della pagina web, all’interno di un box che richiama alla mente, per forma e posizione, quello degli articoli correlati. Questa tipologia di Native Advertising è indicata soprattutto per i siti di notizie, i blog e i periodici online. Le numerose possibilità offerte dal Content Marketing, hanno portato a un progressivo aumento degli investimenti, che nel 2019 toccherà la soglia dei 54 miliardi di dollari.

Native Advertising

Dalla pubblicità sui Social Network agli Advergame: le altre tipologie di Native Advertising

Secondo il White Paper pubblicato nel 2017 dallo IAB esistono anche altre tipologie di Native Advertising. Tra queste spiccano:

1. l’Email Native Advertising Unit, che prevede la pubblicazione di un contenuto pubblicitario all’interno del corpo di una mail;

2. i video outstream, che consistono nella pubblicazione di video advertising all’interno di contenuti testuali;

3. i formati dei Social Media, come quelli utilizzati da Facebook e Twitter.

Possono essere considerati annunci nativi quelli pubblicati sui motori di ricerca, che richiamano per forma e stile gli altri risultati della SERP, i messaggi pubblicitari presenti all’interno delle App e gli Advergame. I cartelloni pubblicitari presenti a bordo campo durante una partita di calcio virtuale possono essere considerati a tutti gli effetti un buon esempio di Native Advertising.

Fonte: White Paper – Native Advertising & Content Marketing

Perché il Native Advertising funziona?

In breve, i motivi per cui il Native Advertising funziona sono almeno 5:

1. Nonostante siano chiaramente identificabili, gli annunci nativi non sono percepiti come contenuti pubblicitari invasivi; inseriti armoniosamente nel contenitore, non interrompono la navigazione o la fruizione del servizio e favoriscono la User Experience;

2. L’argomento trattato nell’annuncio è spesso coerente con quello affrontato all’interno della pagina web: naturalmente targettizzati, i visitatori saranno portati a considerare rilevante il contenuto dell’annuncio;

3. Gli annunci nativi hanno una probabilità maggiore di essere notati;

4. Apprezzati dagli utenti, gli annunci nativi sono in grado di generare un maggior numero di condivisioni e hanno più probabilità di ottenere like e tweet;

5. Tutte le campagne possono essere monitorate giorno per giorno e possono essere ottimizzate in qualsiasi momento, anche in corso d’opera.

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