Nuova Privacy su WhatsApp: come evitare che i dati personali vengano condivisi con Facebook

Nell’agosto del 2016 un avviso relativo all’aggiornamento della Privacy aveva iniziato a comparire con insistenza all’avvio di WhatsApp. La maggior parte degli utenti aveva cercato in tutti i modi di evitarlo; poi, per continuare a usufruire del servizio, aveva accettato le condizioni. Il fatto che i gestori della chat avessero scelto il mese di agosto per la nuova privacy (condizioni d’uso) non era un caso: stavano facendo ciò che Facebook, che due anni prima aveva acquistato l’applicazione, aveva promesso che non sarebbe mai accaduto.

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Tutti coloro che avevano accettato le nuove condizioni d’uso senza leggere, convinti che fosse l’unico modo per continuare a utilizzare l’App, avevano accettato la nuova Privacy Policy integralmente e avevano autorizzato lo scambio di informazioni a fini di Marketing con Facebook.

La questione era finita sui tavoli della Commissione Europea già all’inizio di settembre. L’obiettivo? Verificare l’eventuale violazione delle norme UE di WhatsApp, che ai tempi vantava più di 1,7 miliardi di utenti.

“WhatsApp  è conforme alla legge sulla protezione dei dati dell’UE – replicava subito dopo il portavoce del’App – e lavoreremo con la commissione europea e il Garante italiano della Privacy – che aveva appena avviato un’istruttoria – nel tentativo di rispondere alle domande e di risolvere eventuali problemi”.

Nel dettaglio le nuove norme prevedevano che una parte delle informazioni relative agli iscritti di WhatsApp (quelle alla voce ”info account’‘) sarebbe stata riutilizzata da Facebook per fini di Marketing e Pubblicità.

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Eppure la nota su Whatsapp.com chiariva: ”Né WhatsApp né Facebook né nessun altro: non invieremo né condivideremo il tuo numero di WhatsApp con altri, incluso su Facebook, e continueremo a non vendere, condividere o dare il tuo numero di telefono agli inserzionisti”.

Le rassicurazioni del portavoce rispetto all’uso limitato verso terzi non bastarono: il Garante voleva saperne di più. In particolare l’autorità aveva chiesto di conoscere nel dettaglio “la tipologia di dati che WhatsApp intendeva mettere a disposizione di Facebook; le modalità per la acquisizione del consenso degli utenti; le misure per garantire l’esercizio dei diritti riconosciuti dalla normativa italiana sulla privacy, considerato che dall’avviso inviato sui singoli device la revoca del consenso e il diritto di opposizione sembravano poter essere esercitati in un arco di tempo limitato”.

La preoccupazione andava ben oltre lo scambio dei dati tra le due piattaforme. “La nuova privacy-policy adottata da Facebook e WhatsApp poneva serie preoccupazioni per la protezione dei dati personali. Il flusso massiccio di dati non riguardava solo gli utenti delle due App, ma si estendeva anche a chi non era iscritto a nessuno dei due servizi.” Sembrava chiaro come anche i contatti della rubrica telefonica salvati sul dispositivo di chi aveva installato l’applicazione rientrassero tra le informazioni fornite a Facebook.

La conclusione della vicenda? Nel maggio 2017 Facebook fu condannata a pagare una sanzione di 110 milioni di Euro e lo scambio dei dati fu bloccato immediatamente.

Quella del 2016 non era la prima volta in cui il Social Network di Menlo Park finiva nella bufera a causa della privacy. Nel luglio 2015 l’azienda di Mark Zuckerberg aveva dovuto fare un passo indietro dopo avere ammesso di utilizzare la geolocalizzazione per suggerire nuovi amici ai propri iscritti. In quel caso, aveva poi chiarito Facebook, si era trattato di un semplice test. Questa volta l’Europa non era rimasta in silenzio e la coppia Facebook-WhatsApp era stata chiamata a rivedere le sue regole (o quantomeno a prendere misure) per garantire la protezione dei dati.

In realtà una soluzione per non accettare le condizioni sulla privacy di Whatsapp in toto c’era: sarebbe stato sufficiente scegliere l’opzione “Leggi tutto” e deselezionare la funzione alla voce Condividere le informazioni dell’account WhatsApp con Facebook” per non autorizzare lo scambio delle informazioni. Coloro che avevano dato l’assenso ebbero a disposizione 30 giorni di tempo per ripensarci, togliendo la spunta Condividi info account o “Condividi le informazioni del mio account” nelle impostazioni della privacy.

La privacy di Whatsapp e la GDPR

Due anni dopo l’avviso del 2016, lo scandalo Cambridge Analytica ha riportato alla ribalta i fantasmi legati al rispetto della privacy di Whatsapp. Ma, questa volta, la preoccupazione non trova alcun fondamento. Gran parte del merito spetta al Regolamento UE per la raccolta e il trattamento dei dati dell’utente, che a breve rinforzerà e, in alcuni casi, stravolgerà la normativa sulla privacy.

A partire dal 25 maggio 2018 la GDPR aumenterà gli obblighi per le imprese che posseggono o utilizzano i database di indirizzi e-mail, numeri di telefono e dati sensibili.

Secondo il nuovo regolamento:

– Al momento dell’autorizzazione, gli utenti dovranno fornire un consenso chiaro, univoco e tracciabile;
– Le privacy Policy pubblicate sui siti dovranno essere trasparenti e facilmente raggiungibili;
– I dati raccolti potranno essere utilizzati solo per finalità strettamente collegate a quelle dichiarate al momento della richiesta del consenso.

In fondo, la GDPR è stata approvata proprio per questo: per evitare che la storia si ripeta.

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