Nuove sfide per Facebook: Unilever, fake news e fuga dei teenager

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Nuove sfide attendono Facebook. La dichiarazione di Unilever, decisa a non investire più sulle piattaforme che non combattono le fake news, riapre la guerra alle bufale. Nel frattempo, la crescita di Instagram è accompagnata dalla fuga da Facebook della generazione Z…

È guerra aperta alle fake news. L’ultimo colpo alle bufale in ordine cronologico è stato inflitto da Unilever, la multinazionale anglo-olandese proprietaria di oltre 400 marchi che, da anni, si assesta tra i maggiori inserzionisti al mondo. Le recenti dichiarazioni dei dirigenti dell’impresa suonano come un ultimatum in piena regola: Unilever non piazzerà più la sua pubblicità sui social che non combatteranno in maniera attiva i contenuti violenti e le fake news. Una minaccia neanche tanto velata ai principali colossi tecnologici, come Facebook e Youtube. Proprietaria di brand del calibro di Tè Lipton, Dove e Knorr, l’anno scorso Unilever ha investito in attività di marketing oltre 9 miliardi di dollari.

L’impegno di Facebook contro le fake news

Messa sotto pressione dalle polemiche divampate negli ultimi mesi, Facebook ha dichiarato di essere pronta ad arginare il fenomeno delle fake news e ha annunciato di voler attuare dei cambiamenti al suo algoritmo per aumentare la qualità dei contenuti. Per il social network più popolare di sempre è suonato un nuovo campanello di allarme, l’ennesimo dall’inizio dell’anno.

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Fuga dei teenager da Facebook: nuove sfide per Zuckerberg

L’analisi dei trend dei social network per il 2018 dimostra come il colosso di Menlo Park si trovi a dover disinnescare tutta una serie di mine vaganti. La prima delle quali è la proliferazione dei competitor: Snapchat, il servizio di messaggeria incentrato sulla condivisione delle foto, sta acquisendo consensi, soprattutto tra i giovanissimi. Importante è anche la crescita di Instagram, il social network che Facebook ha acquistato nel 2012 e che è caratterizzato da un circuito pubblicitario meno invasivo (i primi annunci a pagamento risalgono al 2015). Proprio la pubblicità è un aspetto cruciale della vicenda: da quando Facebook, nel 2012, è stato quotato al Nasdaq, l’obiettivo dei suoi azionisti è diventato quello di ottenere più profitti possibili; lo spazio riservato agli annunci pubblicitari è aumentato e i post sponsorizzati sono apparsi in sempre nuove posizioni.

Determinante per la crescita di Instagram e di Snapchat è l’abbandono di Facebook da parte dei teenager, sempre più alla ricerca di social network intuitivi, capaci di rispondere alla crescente richiesta di privacy e riservatezza e, soprattutto, con un’utenza media giovane.

Le fake news sono solo una delle prossime sfide di Facebook: Zuckerberg è chiamato a studiare un modello di business pubblicitario meno invasivo e a scoprire nuove soluzioni, più immediate e intuitive, per attrarre i giovanissimi. Anche perché, se da un lato è vero che la crescita di Instagram porta profitti in casa, dall’altro l’introduzione di un più invasivo circuito pubblicitario sul social network acquistato per un miliardo di dollari potrebbe di nuovo sparigliare le carte. La posta in palio è altissima: in gioco c’è la fiducia della generazione Z.

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