Quello che chiediamo solo a Google e che non osiamo ammettere…

ricerche imbarazzanti su Google

Sesso, pregiudizi e rabbia: quello che diciamo solo a Google e di cui ci vergogniamo. Seth Stephens-Davidowitz ha passato 4 anni ad analizzare i Big Data del re dei motori di ricerca, scoprendo tutto ciò che cerchiamo su Big G…

Seth Stephens-Davidowitz, data scientist ossessionato da Google Trends, in cui ha anche lavorato per ben un anno e mezzo, ha scritto un libro dopo aver analizzato per ben 4 anni i big data di Google sulla nostre ricerche. “Everybody Lies: What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are”, questo il titolo. Inizia con “Tutti mentono.”, perché le nostre abitudini online svelano ciò che gli utenti conservano gelosamente.

In ogni sondaggio il contesto influisce molto, l’intervistato non sempre dirà la verità. Un vantaggio enorme dei motori di ricerca come Google, grazie anche all’anonimato che Internet permette, è data dalla desiderabilità sociale (social desirability bias). I big data raccontano la verità sugli usi, sulle abitudini e sui consumi degli utenti, perché è proprio a loro che le persone dicono ciò che ad altri non direbbero mai, anche i loro segreti più intimi.

Stephens-Davidowitz ha trascorso gli ultimi 4 anni della sua vita ad analizzare i dati anonimi di Google, scoprendo i temi sui quali le persone si interrogano maggiormente: malattia mentale, sessualità, aborto, religione, salute.

Seth Stephens-Davidowitz

Seth Stephens-Davidowitz, autore del libro “Everybody Lies: What the Internet Can Tell Us About Who We Really Are”

Sesso

La query “il mio fidanzato non vuole fare sesso con me” è ricorrente, ma un mito da sfatare riguarda l’importanza delle dimensioni dal punto di vista delle donne. Se una donna ricerca le dimensioni del pene del proprio partner, gli uomini effettuano 170 ricerche in più sul proprio. Il 40% delle donne esprimono preoccupazioni sulle grandezze eccessive, mentre solo l’1% degli uomini effettuano ricerche sulla riduzione.
Se gli uomini cercano su Google “come resistere maggiormente durante il sesso”, le donne si dividono in “come farli arrivare all’orgasmo” più velocemente o più lentamente. Dati alla mano il problema non è il quando, ma la preoccupazione nasce se l’orgasmo non arriva.

Omosessualità

I sondaggi dicono che ci sono più omosessuali nei paesi tolleranti rispetto ai paesi meno tolleranti. Questo avviene per 2 semplici motivi: ci si sposta dove c’è accoglienza ed inoltre si ammette la propria omosessualità quando il terreno è favorevole.
Il 2,5% degli utenti di sesso maschile dichiara di essere interessato a persone dello stesso sesso; questo conferma i dati delle altre indagini. La presenza negli Stati gay-friendly è confermata: Rhode Island ha una popolazione omosessuale del doppio rispetto al Mississippi, così come gli spostamenti sono registrati da Oklahoma City a San Francisco.

Stephens-Davidowitz, analizzando i dati provenienti da Google Search e Google AdWords, ha constatato che il 5% delle ricerche maschili in tema pornografico è rivolto a contenuti omosessuali. La localizzazione incide molto nella ricerca: nel Mississippi si parla di una stima del 4,8%, nel Rhode Island il 5,2%.
Si sa, i dati perfetti non esistono, e lo afferma anche l’analista. Confrontando però i sondaggi con i dati anonimi di Internet si arriva molto vicino alla realtà. Le ricerche di Google indicano che le donne interrogano il motore sulle preferenze dei propri compagni. La ricerca “Mio marito…” è completata dalla parola “gay” 10 volte di più di quanto sia accostata a “tradimento”, 8 volte più di “alcolizzato” e altre 10 volte in più di “depresso”.

Interesse nella forma fisica

Analizzando Google AdWords, si nota che l’interesse per la forma fisica e la bellezza è del 42% tra gli uomini. La perdita di peso ha un interesse del 33%, mentre la chirurgia estetica del 39%. Tra le ricerche dei “come”, legate al seno, circa il 20% riguardava gli uomini (“come sbarazzarsi di”).

ricerche degli utenti su google

Stereotipi e pregiudizi razziali

Stereotipi e pregiudizi sono le cose a cui le persone mantengono maggior riserbo. Google svela che le ricerche su ebrei e musulmani difficilmente sono accostate a query come “stupidi”. I neri invece continuano ad avere lo stereotipo sulla maleducazione. Le ricerche mostrano domande sulla “malvagità” di ebrei, musulmani, gay, ma non di neri, messicani, asiatici e cristiani.
Dopo l’attacco terroristico di San Bernardino, c’è stato un picco delle ricerche “uccidere i musulmani”, nonostante il discorso dell’ex presidente Barack Obama osannato anche dalla stampa. Le ricerche andavano in direzione opposta rispetto ad accoglienza e comprensione.

Disparità da parte dei genitori

Molti genitori chiedono a Google (chissà perché) se i propri figli siano talentuosi o meno. La domanda è posta maggiormente sui maschi, circa 2 volte e mezzo in più rispetto alle femmine. Molti genitori cercano “Mia figlia è in sovrappeso?”.

Solitudine nei problemi

Non c’è ragione di sentirsi soli, anche le domande più intime possono essere condivise con altri che hanno la stessa problematica. Stephens-Davidowitz afferma che i big data possono aiutare chi si occupa di diritti umani a capire dove organizzare al meglio le proprie risorse, in situazioni di maggiore sofferenza.

L’analisi delle ricerche è un ottimo indicatore in merito a pregiudizi, razzismo e collettività; tradurlo in un vantaggio è una grande sfida…

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