Spotify compie 10 anni: la rivoluzione della musica in streaming

Spotify compie 10 anni: la rivoluzione della musica in streaming

Spotify compie 10 anni. Scopriamo come ha rivoluzionato il settore musicale dello streaming e le principali critiche, come quelle di Tom Yorke e di Prince.

Spotify, il servizio di streaming audio che ha rivoluzionato il settore musicale, compie 10 anni. In realtà la società nasce nel 2006 a Stoccolma grazie a Daniel Ek e Martin Lorentzon, ma la piattaforma verrà lanciata solo 2 anni dopo. Negli Stati Uniti ha debuttato nel 2011, mentre in Italia nel 2013.

Perché Spotify ha rivoluzionato il settore musicale?

Spotify ha messo in rilievo il concetto di accesso contro quello del possesso portato avanti da iTunes. Prendendo spunto dalla pirateria del fenomeno Napster, ha reso la musica accessibile legalmente grazie agli accordi con le case discografiche, portando alla nascita di competitor come Apple Music, Deezer, YouTube Music, Facebook e Amazon Music. Il settore discografico con la sola vendita dei CD era in crisi, ma grazie al prodotto creato da Ek e Lorentzon, il mercato è tornato a crescere, arrivando al punto tale che le classifiche oggi tengono conto anche delle preferenze degli utenti dello streaming.

Il servizio di streaming conta oggi nel mondo 180 milioni utenti, di cui ben 83 pagano un abbonamento.

Daniel Ek, CEO Spotify

Daniel Ek – fondatore e CEO di Spotify

Le critiche a Spotify: il compenso per gli artisti e l’algoritmo di selezione

Spotify ha portato nuovi guadagni ai musicisti, contribuendo anche alla scoperta di nuovi talenti. Le polemiche non sono mancate, principalmente per il guadagno riservato agli artisti, giudicato troppo basso. I due principali fautori di questa polemica sono stati Tom Yorke dei Radiohead, che ormai ha deposto le armi, e Prince, restio alla piattaforma fino al giorno della sua morte, ma oggi presente a “causa” degli eredi.

Altre critiche sulla famosa piattaforma musicale sono state ricevute per l’algoritmo che seleziona le canzoni in maniera automatica, ritenuto troppo passivo. Osserva il Guardian:

Ci sono dibattiti sui guadagni di musicisti e su quali artisti sceglie di promuovere ma l’accesso libero e totale del servizio rende sostanzialmente la piattaforma utopica. Dieci anni di Spotify hanno rovinato musica?

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