Streaming Calcio gratis, un giro d’affari di 10 milioni. Rischi e problematiche

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Streaming Calcio gratis: un giro d’affari di 10 milioni di euro. Ma come guadagnano i siti di streaming pirata? E quali sono i rischi per l’utente?

Ci sono diversi modi per seguire il calcio, il più sicuro e legale consiste nell’abbonarsi alle pay tv come Sky o Mediaset Premium. Non tutti però vogliono sborsare denaro per vedere le partite. Ci riferiamo alle persone che, prima del fischio d’inizio, stanno già googlando «guardare partite gratis», collegandosi a siti stranieri ospitati chissà in quale paese.

Questi siti esteri, ovviamente illegali, sono gestiti talvolta da personalità legate al mondo criminale e, con i nostri click, contribuiamo ai loro ricavi. Oltretutto, usufruendo di tali servizi di streaming, rendiamo vulnerabili i nostri computer verso attacchi hacker.

Lo Streaming pirata: un problema globale

Il fenomeno della pirateria informatica non è nuovo, già ai tempi di Napster se ne parlava, ma adesso il problema è diventato globale. Nell’ultimo G7 di Firenze, media company e detentori di diritti di tutto il mondo – da Vivendi a The Walt Disney Company, da Canal Plus alla Bbc, passando per le stesse Sky e Mediaset fino ad arrivare alla Premier League e alla nostra Serie A – hanno esposto ai ministri presenti il problema, chiedendo interventi concreti per contrasto il fenomeno.

Luca Vespignani, managing director di Dcp, azienda che aiuta le media company a difendersi da questi fenomeni, spiega:

I modelli di business sono due: uno gratuito, l’altro a pagamento. Il primo si sostiene attraverso la pubblicità, il secondo tramite particolarissimi “abbonamenti” pagati dai fruitori. Nel primo talvolta potrebbe esserci anche improvvisazione, nel secondo c’è per forza approccio criminale.

Streaming Calcio gratis: un giro d’affari che va dai 5 mila ai 10 milioni di euro

Tra i siti più popolari che offrono il calcio gratis in streaming spicca sicuramente Rojadirecta, creato dallo spagnolo Igor Seoane che ha avuto diversi problemi giudiziari, ma anche Tarjeta Roja, una sorta di copia, o il sito inglese Hesgoal. Non è semplice capire chi gestisce questi siti: i domini sono protetti da servizi come Cloudflare che li rendono spesso inaccessibili alle verifiche degli inquirenti.

Il problema di fondo è che, spesso, la pubblicità online viene venduta a pacchetti: i provider offrono alle aziende che vogliono investire in inserzioni su siti che generano molto traffico, senza specificare di quali siti si tratta. Per questi motivi sui portali pirata appaiono banner di aziende insospettabili. «Nella galassia dello streaming illegale gratuito – spiega Vespignani – troviamo lo smanettone che con un portale home made incassa 5mila euro l’anno, ma ci sono anche realtà più organizzate i cui ricavi vanno dai 30mila euro ai 10 milioni annui». Il prodotto offerto online è gratuito, ma fino ad un certo punto.

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Il prezzo da pagare per vedere il calcio gratis

Lo streaming del calcio sui siti illegali è gratis, ma non è tutto oro quel che luccica. Inconsapevolmente, navigando su questi siti, apriamo il nostro computer a malware, spy-bot e altri programmi / virus come quelli che moltiplicano i click. Può anche capitare che vengano rubati dati sensibili, come password o peggio ancora dati bancari. Ma non solo. Il computer può anche essere utilizzato, sempre all’insaputa dell’utente, per attacchi hacker contro obiettivi sensibili.

L’alternativa allo streaming pirata

Esiste un’alternativa allo streaming pirata, ovvero acquistare un abbonamento abusivo alle pay tv per 5, 10 euro al mese con un vero e proprio kit hardware per la visione. Il gioco si regge su strutture piramidali: «In vetta – spiega Vespignani – ci sono gli “originatori” del segnale abusivo, un gradino sotto i “rivenditori”, quelli che lo diffondono agli utenti finali. Per tenere in piedi strutture come quelle servono almeno 100mila euro d’investimento l’anno».
A cosa servono queste attività? Semplice, a finanziare le mafie, per ripulire i soldi sporchi. Inutile dire che anche chi sottoscrive l’abbonamento pirata viola la legge…

Un buco da 1,2 miliardi

Quanto vale in termini economici il fenomeno dello streaming illegale?
Secondo Federico Bagnoli Rossi, segretario generale di Fapav, la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali, il danno alla nostra economia è stimato in 1,2 miliardi in termini di fatturato aziendale, con una perdita del PIL di circa 427 milioni e 6.540 posti di lavoro persi. La guardia di finanza stima in 300 milioni l’economia in nero legata ai prodotti live come le partite di calcio.
Il 56% degli utenti pirata raggiunge i siti illeciti tramite motore di ricerca. Per vincere questa guerra è sempre più importante la collaborazione degli intermediari del web: motori di ricerca, social network e hosting.

Se il mercato degli abbonati alle pay tv è fermo, se le aste per i diritti calcistici vanno deserte e se la Serie A è meno ricca e competitiva degli altri campionati europei, la colpa è anche dei fruitori dello streaming pirata, che indirettamente indeboliscono le nostre squadre preferite.

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