Trump azzera la privacy online negli USA: i dati venduti all’insaputa degli utenti

Trump e la Privacy online

Il Congresso smantella le regole sulla privacy varate da Obama. I Provider potranno acquisire i dati degli utenti a loro insaputa. La denuncia delle associazioni dei consumatori: «Così saremo sempre controllati».

Dopo l’elezione di Donald Trump come presidente, gli Stati Uniti hanno fatto molti passi indietro sulle questioni sociali: dal muro al confine con il Messico alla cancellazione delle norme sull’uso dei bagni i transgender, fino ad arrivare alle delicate questioni ambientali.

Questa volta è il turno della privacy online. La Camera dei Rappresentanti ieri ha abolito la normativa che obbligava i Provider, cioè ai fornitori di connessione (come Verizon, AT&T o Comcast), ad avere il consenso degli utenti statunitensi per poter vendere alle agenzie pubblicitarie la cronologia delle ricerche, la geolocalizzazione, i numeri di previdenza sociale o le applicazioni scaricate dai negozi digitali.

Se Trump firmerà, come tutti si attendono, i provider avranno accesso a diversi dati sensibili sulla privacy: gli atteggiamenti, i gusti, le preferenze dei loro utenti… Ma anche acquisti, viaggi, siti consultati e carte di credito utilizzate. Queste informazioni potranno essere vendute ad agenzie pubblicitarie senza chiedere alcuna autorizzazione all’utente.

Trump e la privacy online

I provider hanno una posizione privilegiata rispetto alle aziende di marketing. Mentre per un utente è piuttosto semplice scegliere siti sicuri ed evitare piattaforme dubbie per la riservatezza, un provider può sapere qualsiasi sito visitato e monitorare con precisione le attività online. È veramente difficile difendersi dal controllo di chi ti porta la rete in casa e sullo smartphone.

I colossi delle telecomunicazioni, in testa i due big Google e Facebook, si infileranno a capofitto per accaparrarsi una fetta di torta pubblicitaria stimata in 83 miliardi di dollari. I fornitori di connessione potranno vendere i dati in modo diretto alle agenzie finanziarie, alle compagnie di marketing e in generale alle società che si occupano di analizzare e sfruttare queste informazioni a scopi commerciali.

La Electronic Frontier Foudation (EFF), un’organizzazione per la tutela dei diritti civili nel mondo digitale, denuncia il rischio di essere controllati in ogni aspetto della propria vita e il rischio sulla sicurezza informatica.
“Il voto di oggi significa una sola cosa: l’America non sarà mai sicura online dal momento che i dettagli più personali saranno segretamente sotto controllo e venduti al più magnanimo offerente” ha dichiarato Jeffrey Chester, direttore esecutivo del Center for Digital Democracy.

Il Washington Post sottolinea come il prossimo passo del Congresso potrebbe essere quello di mettere in discussione la“net neutrality”, ovvero la neutralità della rete, cioè il principio in base al quale il traffico internet debba essere trattato allo stesso modo, senza discriminarne l’accesso, ovvero senza che i provider possano trattare in modo diverso dati e connessioni dando priorità ad alcuni servizi a scapito di altri. 

Dopo anni di restrizioni si apre un’era d’oro per i provider, con ricchi guadagni che attendono alla porta.

servizi contattaci