Come funziona la strategia social di Matteo Salvini da milioni di follower?

come funziona la strategia social di Matteo Salvini da milioni di follower?

Numeri e topic, tone of voice, il social media team, il caso Valentina Nappi e la viralità dei post: così Matteo Salvini acquisisce consensi e critiche sui social

Potete amarlo, potete odiarlo, ma a Matteo Salvini va riconosciuto l’ottimo uso strategico dei Social: 3,3 milioni di persone lo seguono su Facebook,  947 mila follower su Twitter e 1 milione di seguaci su Instagram. Salvini costruisce abilmente la sua fiction politica, non troppo dissimile alle produzioni televisive che quotidianamente entrano nelle nostre case. Un esempio è dato dalla viralità che ha avuto la foto del Ministro mentre mangia pane e Nutella, a dir suo per sottolineare la sua italianità, augurando nel frattempo il buongiorno ai follower. Questo è il suo stile comunicativo, criticabile ma sicuramente efficace.
Vediamo in dettaglio come funziona la strategia social di Matteo Salvini da milioni di follower.

Matteo Salvini e i social: numeri e topic

Analizziamo la strategia social di Salvini partendo dai dati. Il Ministro è il politico più seguito in Italia su Instagram. Dall’analisi dell’engagement delle sue pagine si evidenzia un picco di interazioni a Giugno (quando è nato il governo giallo-verde) coadiuvato da una crescente pubblicazione di live streaming e post.

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Altri picchi arrivano con i post polemici, che riescono a raggiungere tante reazioni positive quanto negative. Le pubblicazioni con più engagement, e quindi più utilizzate da Salvini, sono quelle inerenti alla questione migranti e all’identità nazionale.
Lo staff social del Ministro degli Interni monitora in maniera costante insight e trend, creando post ad hoc per suscitare reazioni, commenti e condivisioni.

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Una delle sue mosse vincenti è creare un legame emotivo molto forte con i follower; ne sono un esempio i video pubblicati in maniera non professionale, più diretti ed autentici. Come sostiene il New York Times “per quanto polarizzato, è spesso confezionato come soluzione di buon senso”.

Sicuramente il team social di Salvini utilizza strumenti di social media listening, ma senza algoritmi complessi o intelligenza artificiale come si vocifera; le sue pubblicazioni, per quanto criticabili, sono spontanee. Probabilmente alla base della strategia c’è l’uso dello Storytelling per una narrazione continua che mantiene alta l’attenzione dei seguaci, aiutando il pubblico a riconoscersi nel messaggio.

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Il Tone of Voice nella strategia social di Matteo Salvini

Salvini utilizza i social per accusare, per alimentare paure e populismo, per provocare e per mettere in cattiva luce gli avversari. Il tono di voce utilizzato è violento, sicuro e autoreferenziale. L’uso del maiuscolo, per simulare un tono urlato, è abilmente sfruttato per enfatizzare, sottolineare e soprattutto per coinvolgere. I puntini di sospensione sono utilizzati per lasciare frasi aperte, magari da far completare a chi lo segue.

Ogni obiettivo, più o meno raggiunto, è celebrato con dei post che spesso iniziano con “Io”, rivolgendosi ai follower in maniera informale, diminuendo il divario tra popolo e politica. Anche davanti alle polemiche, come la denuncia da parte del sindacato dei Vigili del Fuoco per l’uso improprio della divisa, la risposta non si fa attendere sui social, diventando un’immagine virale pronta ad essere diffusa.

Il Social Media Team

Salvini è seguito da un team di Social Media Manger guidato da Luca Morisi. Analizzando i trend topic dettano tempi, modi e stile di comunicazione toccando il cuore e lo stomaco degli italiani, che nei social cercano le risposte ai propri quesiti. Non sottovalutate questo aspetto, il successo social di Salvini è dato principalmente dall’aver compreso che alcuni tipi di utenti cercano le verità sui social, eleggendo come tali quelle che più corrispondono alle proprie aspettative, e non quelle supportata dai dati e dalle fonti più affidabili.

Valentina Nappi stuprata da Salvini e la retorica degli Haters

“Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia”.

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Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

Un post condiviso da Valentina Nappi (@instavalentinanappi) in data:

Con queste parole, la famosa pornostar Valentina Nappi, ha pubblicamente “denunciato” Matteo Salvini su Instagram, colpevole a suo dire dello stupro culturale ad opera delle politiche del governo, ostacolando lo sviluppo di un paese che torna all’era tribale in cui il “diverso” è visto come una potenziale minaccia da estirpare con violenza. Personal Branding della Nappi? Operazione di Guerrilla Marketing? Salvini ha liquidato il post con una battuta: “quel giorno ero con Saviano”, portando nella polemica in maniera gratuita lo scrittore napoletano che non ha mai nascosto il proprio dissenso verso colui che definisce il “Ministro della Malavita”.

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La comunicazione virale di Salvini

Salvini, come detto qualche riga fa, utilizza lo storytelling della quotidianità, basato sulla narrazione biografica e non solo politica, per avvicinarsi all’elettorato diminuendo le distanze. Diverse chiavi di lettura, e diverse verità tra cui scegliere, sono le basi della strategia definita Truth Building, una nuova tendenza politica identificata da molti come “il paradigma Putin”.

Matteo Salvini è virale perché i suoi post scatenano le reazioni di personaggi famosi e di gente comune. Il tipo di comunicazione è stereotipato, populista e genera ansia nei riceventi, presentando spesso situazioni, a sui dire, di emergenza. In questo contesto, un post come quello in cui mangia pane e Nutella, diventa un perfetto motivo di scontro tra chi lo giudicherà simpatico e chi inadeguato, con una conseguente impennata dell’engagement. Il “Capitano” non suscita solo emozioni positive e negative, ma tocca quelle corde degli utenti in grado di innescare reazioni, quindi contenuti e viralità, spingendo gli utenti a discutere, spesso in toni non amichevoli, nei commenti sotto i suoi post, .

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Matteo Salvini: politico o influencer?

Il Ministro degli Interni riesce a macinare numeri tipici dei top Influencer. Secondo un’analisi di Adnkronos, la valutazione economica dei suoi post raggiungono cifre che si aggirano tra un minimo di 15 mila e un massimo di 70mila euro! Salvini, come anche i 5 Stelle, hanno il merito di aver ben compreso i social e come fare leva sull’elettorato medio-basso.

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L’indignazione e l’apparire come “uno di noi”, sono le basi della comunicazione del Ministro che utilizza molto bene anche il Real Time Marketing (un esempio recente è il caso Battisti). Relazionandosi con i Brand della tradizione italiana (Barilla, Nutella), considerati da molti come elementi quotidiani della propria vita, appare come un uomo normale tra gli uomini normali. Stessa cosa anche per le passioni calcistiche, ennesimo tentativo di avvicinarsi agli elettori.

La strategia di Salvini di essere sempre border line è ovviamente voluta e cercata. Oltre i consensi attira anche forti critiche dai contestatori, rafforzando il legame con i suoi sostenitori e facendo leva sull’effetto community. Grazie alla comunicazione, il Ministro non finisce solo sui giornali ma anche sulle bacheche degli utenti, che sono poi quelli che effettivamente voteranno.

I numeri confermano l’ottima strategia social: 15 milioni di menzioni negli ultimi 13 mesi, 560mila autori unici e 181 milioni di interazioni prodotte.

come funziona la strategia social di Matteo Salvini da milioni di follower?

Salvini alleggerisce i temi di sovranità e protezionismo con un bicchiere di vino, una fetta di pane e un piatto di pasta: un messaggio comprensibile a tutti.


Già con Silvio Berlusconi, con il “Presidente Operaio”, eravamo abituati ad un tipo di comunicazione diversa dalla solita politica; con Matteo Salvini siamo al “Capitano Food Blogger”, una sorta di Influencer che lo fa entrare di diritto in cima alla lista degli Italian Industry Blogger.

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