Cosa si nasconde dietro la 10 Years Challenge? Quali rischi corriamo?

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Cosa si nasconde dietro la 10 Years Challenge? Fenomeno social o sistema per addestrare l’Intelligenza Artificiale? Facebook smentisce, molti esperti sorridono…

La 10 Years Challenge è la nuova sfida social in cui gli utenti postano due immagini una accanto all’altra per mostrare come sono adesso e com’erano 10 anni fa, il tutto condito con l’hashtag #10YearsChallenge. Nel giro di pochi giorni il gioco è diventato un fenomeno globale virale e ha coinvolto persone comuni, celebrità, politici, città, musei, club sportivi, aziende, scienziati, attivisti.

Tutto questo fino a quando qualcuno ha posto i primi dubbi. L’idea è che dietro ci possa essere una delle più grosse raccolte di dati personali mai messe in atto: milioni di immagini disponibili per addestrare gli algoritmi di Intelligenza Artificiale nel riconoscimento facciale, rendendoli capaci di riconoscere una persona anche da una vecchia foto.

Approfondimento: “Intelligenza Artificiale, le parole chiave per capirla facilmente”

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10 Years Challenge: cosa si nasconde dietro?

Il dubbio sulla 10 Years Challenge è stato avanzato dalla giornalista di Wired Kate O’Neill, ed è diventato virale quasi quanto il gioco social. Nell’articolo la giornalista mette in luce il problema che, per rendere efficace l’AI nel riconoscimento facciale, è necessaria una mole di dati molto grande. Il post dell’articolo ha ottenuto 430 mila condivisioni, ma alcuni addetti al settore hanno affermato che i social non hanno bisogno di meme per ottenere certi tipi di dati; altri invece sostengono che queste foto potrebbero tornare utili a qualche azienda che ha bisogno di quel particolare tipo di immagini…

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#10yearchallenge #challengeaccepted ♥️

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Facebook NON ha creato la 10 Years Challenge

Non è stato Facebook a lanciare la 10 Years Challenge, il fenomeno è nato dagli utenti ed è diventato subito virale. Nelle impostazioni del social, anzi è comunque possibile disattivare il riconoscimento facciale.

I social network, in particolare proprio Facebook, stanno perdendo la loro credibilità e gli utenti sono sempre più sospettosi. Il caso Cambridge Analytica è ancora caldo, e qualcuno si chiede se la 10 Years Challenge possa essere un altro modo per prendere i dati degli utenti. Il tempo dei giochi innocenti, almeno sui social, sembra esser finito.

L’AI nel matrimonio reale di Harry e Meghan Markle

Barry O’Sullivan, direttore dell’Insight Centre for Data Analytics all’Università di Cork e presidente della European Artificial Intelligence Association (EurAi), ha dichiarato che sistemi simili sono stati usati al matrimonio reale fra il principe Harry e Meghan Markle.

Gli invitati venivano identificati in tempo reale dalle Ai e il loro nome compariva in automatico sul video mentre entravano in scena. Sullo smartphone o sul tablet si poteva cliccare sui loro nomi per accedere alle pagine personali o alle voci di Wikipedia che li riguardano

Le espressioni, i sentimenti e le reazioni delle persone, sono ormai facilmente identificabili dall’AI. Perfino stabilire l’età e l’etnia sta diventando sempre più semplice secondo il professor O’Sullivan.

I rischi del riconoscimento facciale oltre la 10 Years Challenge

La tecnologia del riconoscimento facciale è una delle armi a disposizione per la sorveglianza di massa. In Cina, per esempio, è applicata al sistema di credito sociale, per valutare la reputazione dei cittadini in ogni aspetto della loro vita. Alcune aziende, come la Microsoft, hanno dichiarato che finché non ci sarà una legislatura in materia si rifiuteranno di vendere tali tecnologie ai governi.

In Europa il GDPR vieta di utilizzare tecnologie di identificazione dei cittadini. Alcune eccezioni però esistono, ad esempio è possibile raccogliere dati sul comportamento ma non sull’identità.

Se sei interessato leggi anche “GDPR, tutto ciò che c’è da sapere in pochi e semplici passi”

Si stima che il mercato del riconoscimento facciale valga circa 9,6 miliardi di dollari e che abbia una crescita annua del 21,3%. Può essere uno strumento utile per la sicurezza nelle città, nelle stazioni o negli aeroporti, ma può essere molto pericoloso nelle mani di alcuni governi.

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